19 febbraio 2013

Recensione: "Il bell'Antonio" di Vitaliano Brancati


Titolo: Il bell’Antonio
Autore: Vitaliano Brancati
Pagine: 234
Prezzo: 9  euro
Editore: Mondadori

Trama:
Giovane di rara bellezza, nella Catania fascista e conformista degli anni Trenta, Antonio Magnano gode fama di impareggiabile seduttore, concupito dalle donne e invidiato dagli uomini. Ma dopo tre anni di nozze con la bellissima e candida figlia di un facoltoso notaio, Antonio vede la sua reputazione offuscarsi lasciando il posto ad un'infamante verità.



Recensione:
Eh, quando non tira, non tira. E nulla si può fare! Lo sa bene il bellissimo Antonio Magnano!
Antonio Magnano è il protagonista  della celebre opera “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati, pubblicato nel 1949 dapprima in puntate, sul settimanale “Il Mondo” e, nel maggio come romanzo, dalla Bompiani. L’opera inizialmente subì numerose censure per i contenuti e il linguaggio. Ovviamente dobbiamo decontestualizzare i romanzo. Esso fu pubblicato nell’Italia post seconda guerra mondiale, una nazione ancora devastata economicamente, fisicamente e moralmente. Inoltre, dopo la fine della guerra, l’Italia fu governata dalla maggioranza di Democrazia Cristiana, che nel concreto limitava ancora la pubblicazione e divulgazione di testi che non rispettavano i limiti del pudore e della moralità (mi domando come sarebbe successo se un giorno avessero mai dovuto leggere le più recenti pubblicazioni famose!).
Il protagonista del romanzo è Antonio Magnano, figlio di Alfio Magnano. Invidiato da tutti gli uomini per il suo bell’aspetto; ambito da tutte le donne che lo guardano camminare per le strade e nel frattempo, sospirando, sperano di riuscire almeno una volta ad “averlo” anche loro. Anni ’30, piena epoca fascista. Antonio vive a Roma, dove la fama di sciupa femmine lo precede. Ben presto viene richiamato a Catania dalla famiglia, poiché i Magnano hanno combinato il matrimonio con la figlia di uno degli uomini più notabili della città: il Notaio Puglisi. Seppur restio, Antonio ritorna. Ma non appena vede per la prima volta, in giro per strada, la bellissima Barbara, Antonio non ha dubbi: se n’è innamorato e la sposerà, con grande gioia delle due famiglie. Tutto sembra filar liscio durante i tre anni successivi, quando per una serie di fortuite situazioni non si scopre la verità: il matrimonio tra Antonio e Barbara non è mai stato consumato per colpa di Antonio . E così il matrimonio viene annullato e l’infamia si abbatte sulla famiglia Magnano.
Ironico è il modo in cui Barbara scopre la verità: ella infatti era completamente all’oscuro di cosa succeda in realtà tra moglie e marito, e così vive nell’ignoranza per 3 anni, imbambolata dalle parole dell’uomo amato, sino a quando una domestica non le svela la verità. Numerose sono le scene grottesche e ironiche, che però portano a rifletere. La storia non può non far sorridere, seppur nascondendo, non proprio tra le righe, la dura critica al sistema fascista e ai valori che il regime ha impresso nella società, quale appunto la supremazia della virilità maschile. Valori che sono rimasti vivi anche dopo la caduta del fascismo, soprattutto in alcune parti della Penisola.

(dialogo tra Lorenzo Calderara, segretario federale del regime fascita e il vicesegretario generale del partito. Casa d’appuntamenti)

"«andiamo, Lorenzo, fatti onore ! Il segretario federale di Catania dev'essere un maschio!... C'intendiamo, eh ? (…)"

Il romanzo presenta anche una critica, seppur con forza minore, nei confronti della Chiesa e dei suoi rappresentanti: c’è il prete invidioso, il parroco che non riesce a guardare Barbara senza sentirsi avvampare.

"Il sacerdote sapeva bene di nutrire nei riguardi di Antonio sentimenti non perfettamente cristiani, ma purtroppo, quando prendeva la china della collera, non riusciva a resistere a quella piacevole sensazione che dà il vuoto spalancato sotto i piedi e che tira giù inesorabilmente.   «Voi», disse alla madre, «dovete pregare Dio che se lo raccolga presto!"

Il linguaggio di Vitaliano Brancati è sempre molto schietto, non sempre chiarissimo e non solo per il largo uso di frasi ed espressioni tipicamente siciliane.
Tra i personaggi principali sicuramente non si può non citare il signor Ermenegildo anche lo zio materno,
Il finale è emblematico. Mostra come spesso l’orgoglio paterno e il voler proteggere a tutti i costi i figli, portano ad ottenere i risultati opposti. Ciò nonostante il libro, pur richiedendo un impegno maggiore rispetto ad altri romanzi, merita sicuramente di esser letto.
Una lettura interessante che ho avuto modo di scoprire solo da poco durante la frequenza di un corso all’università. Con questo romanzo ho iniziato la mia iniziativa di riscoperta di autori italiani moderni-contemporanei.
4 stelline e ½ meritatissime!

Vi consiglio inoltre il bellissimo film del 1960 con protagonisti Marcello Mastroianni e Caludia Cardinale, rispettivamente Antonio Magnano e Barbara Puglisi!

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