21 gennaio 2014

Recensione: “La Bugia di Natale” di Seth Grahame-Smith


Titolo: La bugia di Natale
Autore: Seth Grahame-Smith
Prezzo: 14,90 €
Pagine: 330 

Editore: Multiplayer


Trama:
Seth Grahame-Smith ci conduce nel primo secolo dopo Cristo quando il mondo è dominato dall'imperatore Cesare Augusto ed Erode il Grande, un re fantoccio corrotto e assassino, spadroneggia in Galilea. Ma il loro potere è messo in pericolo dal cinico e feroce Balthazar, che ha giurato vendetta contro tutti i romani diventando il leggendario "Fantasma di Antiochia", flagello dell'impero. Sfuggito all'ennesima condanna a morte, si ritrova davanti a una povera mangiatoia alle porte di Betlemme insieme a due improbabili compagni di viaggio. L'incontro con una giovane ragazza chiamata Maria, il suo devoto compagno Giuseppe e il loro figlio appena nato, cambierà per sempre il destino di Balthazar. E anche se il tempo delle grandi inondazioni e delle creature magiche è finito, la lotta fra il bene e il male continua. È l'inizio di un'avventura che li vedrà combattere contro eserciti nemici, scontrarsi con forze occulte, fronteggiare morti che si risvegliano e assistere a incredibili miracoli; nel tentativo di salvare un bambino davvero speciale e nella disperata speranza di ritrovare un pendente misteriosamente scomparso.


Recensione:

Seth Grahame-Smith è noto ai più come l’autore che non ha esitato a reinventare un capolavoro qual è “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e mutarlo in un romanzo paranormale trasformando Lizzie e Mister Darcy in due cacciatori di zombie.
Probabilmente questo autore sente la necessità di dover cambiare per forza storie conosciute e trasformarle a proprio gusto. Ed è ciò che ha fatto anche con questo romanzo, “La bugia di Natale”, reinventando quasi completamente la storia più famoso al mondo, ovvero la natività di Gesù, trasformando i Re Magi in 3 ladri che si trovano per caso coinvolti con la nascita del bambino.
La storia inizia con una fuga: un uomo su cammello, scoperto durante un furto, tenta per l’ennesima di scappare dai soldati di Erode che gli danno la caccia, ma questa volta senza riuscirci. Il ladro viene catturato: egli è il famoso “Fantasma di Antiochia”, tanto odiato da Erode per i numerosi furti rimasti impuniti. Il suo vero nome è Balthazar. Egli viene rinchiuso in prigione assieme ad altri 2 ladri, Gaspare e Melchiorre. E così sono costretti a condividere le ultime ore di vita. Infatti sono tutti e tre condannati a morte. Ma grazie all’astuzia e alla furbizia di Balthazar anche questa volta riesce non solo a salvare la propria vita, ma anche ai due compagni improvvisati. E inizia così per loro una lunghissima fuga che inevitabilmente li porterà, loro malgrado, a scontrarsi con una famiglia, quella composta da Giuseppe, Maria e il piccolo appena nato, Gesù. Durante la fuga infatti i 3 “evasi” tentano rifugio a Betlemme, all’interno di una stalla che guarda caso è proprio quella dove la coppia ha cercato riparo per mettere al mondo il bambino. I tre vengono scambiati per savi a causa del ricco abbigliamento indossato, ma ben presto la famiglia scopre la realtà. Ciò nonostante decidono di non denunciarli e di condividere con quei malfattori una sola notte, quella all’interno della stalla, e di dividersi il giorno dopo. Ma così nono sarà. 
Nel frattempo nel suo immenso palazzo il Erodo, un re fantoccio e malato, è colto da attacchi di rabbia dovuti 1) alla fuga del “Fantasma di Antiochia” e degli altri prigionieri; 2) a quella stella luminosissima in cielo che egli ben sa che è quella annunciata dai profeti e che significa solo una cosa: il Messia è nato! Erode sceglie di dare la caccia al bambino, al momento per lui la priorità principale. E così avviene quell’evento che la storia ci ha trasmesso come la “Strage degli innocenti”. Nel frattempo, Balthazar e i suoi compagni si dividono da quella strana coppia che afferma di aver messo al messo al mondo il “Figlio di Dio”. Ma mentre scappano assistono inermi alla strage compiuta da Erode ai danni dei bambini di Betlemme e di tutta la Giudea. Così, nonostante si fossero ripromessi di scappare e di lasciare al loro destino la strana famiglia, decidono, o meglio Balthazar decide di tornare indietro e salvarli. Non sa il perché, probabilmente è solo senso di giustizia, o forse c’è qualcosa di più. Fatto sta che li salva e così tutti e 6 partono verso l’Egitto in cerca della tanto agognata salvezza, dovendo superare molte difficoltà e peripezie, non senza un tocco di sovrannaturale. Erode chiede aiuto all’imperatore romano che decide di aiutarlo inviando un esercito guidato dal giovane Ponzio Pilato e dall’arma più potente che egli possiede: il Magio, l’ultimo esistente. La sua magia e i suoi poteri sono infatti senza limiti.

L’idea di fondo non è male. Piuttosto originale. I personaggi sono ben caratterizzati e la cosa che più ho apprezzato è quello di aver asperso di un alone di umanità anche Giuseppe e Maria, privandoli di quell’aurea di santità e divinità che la tradizione cristiana ci ha trasmesso. Ho trovato invece Balthazar un personaggio un po’ fastidioso, ma non tanto per il suo carattere o per il suo modo di comportarsi, quanto per avere un fiuto disastroso: è talmente sicuro di se stesso da sbagliare sempre l’impressione che ha della gente! Afferma che una ragazza non griderà perché è innamorata di lui e quindi lui non corre rischi: la ragazza urla! Si nasconde all’interno di una sauna piena di donne nude: esse non grideranno perché lui è il “fantasma di Antiochia”, gli eroi piacciono alle donne, lui è in una botte di ferro: neanche un minuto dopo le donne urlano attirando le guardie! Ma dai! Che istinto infallibile, eppure da un ladro famoso come Balthazar mi aspettavo una maggiore scaltrezza e attenzione. Mi chiedo come sia riuscito con questo istinto a sopravvivere così tanti anni senza essere catturato! Un’altra cosa che non ho particolarmente apprezzato è la storia personale di Balthazar che si scopre solo verso la fine del romanzo. In realtà non è la storia di per sé a non avermi colpita, ma il modo in cui lo scrittore l’ha affrontata: tutto ciò che spinge Balthazar a compiere quelle azioni sono l’odio incondizionato verso i romani e la ricerca di un ciondolo che per lui è molto importante, ma non si sa il perché se non verso la fine del romanzo. Il modo frettoloso e superficiale di trattare questa storia personale mi hanno fatto pensare più di una volta che l’autore l’abbia inserito solo per creare un collegamento a degli eventi che senza non avrebbero avuto senso, e la modalità con cui la storia si è conclusa hanno solo confermato questa mia sensazione.
Tra i vari personaggi di rilievo della storia rientra sicuramente tra gli antagonisti per eccellenza Erode, re malato e subdolo, che ha come unico fine il potere. La sua disperata ricerca di una cura alla malattia che lo sta inesorabilmente consumando lo spingeranno a tradire l’imperatore romano pur di ritrovare la salute. Ma il vero anti-eroe della storia è il magio.
La tradizione vuole che i magi nella storia siano 3: Baldassarre, Gaspare e Melchiorre: essi sono tre magi buoni che arrivano da Oriente per portare i doni al bambino Gesù e lo salvano dalla morte ingannando Erode. La storia in fin dei conti, seppur rivisitata, è abbastanza fedele, tant’è che i ladri/salvatori portano con sé anche i famosi doni: oro, incenso e mirra. Ma il magio non solo subisce una trasmigrazione nono solo diventando un personaggio nuovo diverso dai 3 della storia più nota, ma rientra anche tra i cattivi, per la sua disperata sete di potere che lo spinge a tradire i principi dei magi, a vendersi prima ad Augusto e poi a Erode. Un uomo sadico, cinico, che usa poteri mentali e fisici per provocare la morte e affliggere assurde sofferenze. Un personaggio davvero forte, che in tutta la sua cattiveria risulta essere uno dei personaggi più riusciti del romanzo nonostante la sua quasi totale trasformazione rispetto alla storia tradizionale.
Un altro personaggio che ho apprezzato è stato Ponzio Pilato. Noi lo conosciamo per l’aver lasciato che Gesù venisse condannato alla crocifissione, ma per l’autore il primo vero incontro sarebbe avvenuto 33 anni prima. Ho gradito molto il modo in cui Grahame-Smith ha caratterizzato questo personaggio: una personalità complessa, assetata di successo come ogni giovane, ma che non ha rinunciato del tutto alla propria coscienza.
Un personaggio che invece non sembra essere cambiato rispetto alla storia originale è proprio Gesù: spesso i Vangeli apocrifi, poco conosciuti, affermano che sin dalla primissima infanzia Gesù abbia compiuto dei miracoli, e così è successo nel libro. Nel libro il riferimento non è palese al bambino, ma sicuramente che certi avvenimenti siano guidati da una forza ultraterrena è assolutamente insindacabile.
Per quanto riguarda la scrittura essa scorre velocemente, con un linguaggio fluido e verosimile. Peccato per le numerose sviste stilistiche dovute probabilmente all’editing poco attento!
Tutto sommato un romanzo gradevole, con alcune pecche ma anche con dei pregi. Una rivisitazione originale, ben costruita se non fosse per alcune forzature legate alla storia di Balthazar. Secondo me si poteva fare di meglio, ragione per cui non mi sento di dare un voto più alto. 3 stelline e ½. 

Isy

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