23 luglio 2017

Serie tv time: 13 reasons why

Buona domenica lettori e stranieri!
dopo aver rimandato tante volte e dopo tanti tentennamenti, eccomi qui a dirvi la mia sulla serie tv che ha fatto più parlare di sé all'inizio dell'anno.
Come da titolo, la serie di cui vi voglio parlare è "13 reasons why", storia tratta dall'altrettanto celebre romanzo di Jay Asher, che ho visto nei primi giorni di maggio. E' stata prodotta e trasmessa in esclusiva su Netflix e, a causa delle tematiche trattate, ha davvero fatto il giro del mondo.
Personalmente ho letto e non sono davvero riuscita ad apprezzare il libro e per questo ho atteso parecchio prima di lanciarmi nella visione della serie.
Il protagonista della serie è Clay, un adolescente americano piuttosto timido e impacciato che, un giorno, riceve un misterioso pacco contenente 13 cassette. Dopo aver trovato il modo di ascoltarle, Clay si rende conto che le cassette sono state registrate da Hannah, una sua amica che si è suicidata qualche tempo prima, e che racconta attraverso la sua "viva" voce le motivazioni che l'hanno spinta al gesto estremo. Ogni cassetta è incentrata su una diversa persona e un differente avvenimento e ognuno dei protagonisti è tenuto ad ascoltare tutte le registrazioni a meno che non voglia che siano rese pubbliche. Clay rimane profondamente sconvolto da questa situazione e noi seguiamo la sua personale discesa verso l'inferno attraverso sia gli occhi di Clay, sia i ricordi di Hannah.

Cosa mi è piaciuto?
- Mi è piaciuto molto il modo in cui viene rappresentata la società americana e l'ipocrisia che emerge dopo un avvenimento che "deve" essere vissuto in un certo modo, anche se non viene realmente sentito e interiorizzato. Insomma, il lato "salviamo le apparenze" e "meno male che non è successo a me" emerge molto soprattutto nelle prime puntate.
- Mi sono piaciuti gli adulti della situazione: i vari genitori e insegnanti che affrontano un momento delicato per i loro figli o alunni e vanno a tentativi perché non sanno davvero come ci si sente ad essere degli adolescenti in una società come la nostra.
 - Ho apprezzato lo stile scandito e preciso degli avvenimenti raccontati e, a differenza del romanzo, il modo in cui vengono trattate tematiche importanti come il suicidio, il bullismo e la violenza.
- Ho trovato Hannah molto empatica e sono riuscita a calarmi nella sua psiche fragile e malleabile.
- Mi hanno davvero convinta le prime 7 puntate che ho davvero mangiato una dietro l'altra curiosa di arrivare finalmente alla cassetta dedicata a Clay.

Cosa non mi ha convinta?
- Non mi è piaciuto particolarmente Clay come narratore; all'inizio la sua confusione, le sue paure e i suoi sensi di colpa sembrano molto reali e sentiti poi, pian piano, il tutto inizia a scemare. Soprattutto
la svolta ribelle che ha nei confronti di chi ha fatto del male ad Hannah mi ha lasciata un po' spiazzata. Comprendo lo stato emotivo del ragazzo, si evince davvero bene nelle prime puntate, e capisco anche la sua necessità di giustizia, ma poi non comprendo il suo sbandamento finale. Non so, non mi è sembrato in linea che l'indole del ragazzo e quindi un po' fuori plot, come se ci fosse stato un cambio di autori.
- Altro protagonista onnipresente ma senza un vero ruolo è Tony che, se all'inizio intriga perché si vuole sapere perché è coinvolto, con il tempo diventa del tutto inutile, se non per spingere il povero Clay(nella mia mente lo chiamo sempre così XD) a continuare l'ascolto. Insomma, lo tortura psicologicamente.
- La prima metà delle puntate è molto bella e ben fatta ma dalla ottava puntata le cose iniziano ad essere troppo ripetitive e ad evolvere in un modo abbastanza esagerato con Clay sbandato, gli altri ragazzi che improvvisamente arrivano al limite e con la lentezza esasperante delle cassette.
- La cassetta d Clay l'ho trovata davvero bella ma anche abbastanza inutile perché non è davvero lui il protagonista, quanto Hannah stessa: 'sta ragazza lo ha fatto penare sia da viva che da morta sapendo che è un bravo ragazzo che ci teneva davvero a lei. Capisco il pathos che si è venuto a creare nell'attesa di quella specifica cassetta(l'ho sentito molto anche io), ma ho trovato che Hannah abbia bullizzato Clay logorando i suoi nervi fino allo stremo senza una reale motivazione.
- Come nel libro alcune motivazioni che la portano al suicidio sono davvero puerili: le amicizie finiscono, si litiga tra ragazzi e si dicono e fanno cose che non si pensano davvero. Non parlo del bullismo o della violenza ma parlo dell'opportunismo e dei cambiamenti di fazioni che, seppur dolorosi, non sono così gravi. Insomma, ci sono due o tre cassette che, per me, non hanno motivo di esistere.

Concludendo, posso dire che ho parzialmente apprezzato "13 reasons why" e che non mi sono pentita di averlo visto perché trovo sia stato fatto con cura e senza buttare lì per caso argomenti delicati e attualissimi. Credo anche che sia una visione adatta sia a un pubblico di adolescenti che magari possono vedere le cose da un determinato punto di vista, sia dagli adulti che possono ricordare com'è sentirsi giovane, confuso e alla ricerca della propria identità.

La mia domanda finale è: perché fare una seconda serie se non unicamente per cavalcare l'onda del successo e guadagnare altri soldi?

Voi lo avete visto? Cosa ne pensate?

Lya

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